Game in coma, niente interrogatorio
Gip Milano non decide su arresto libico
Franco Cantù Rajnoldi, gip di Milano, si è riservato la decisione sulla convalida dell'arresto di Mohammed Game, il libico che lunedì ha fatto esplodere un ordigno davanti alla caserma Santa Barbara. L'indagato, infatti, si trova attualmente in coma farmacologico, dopo l'amputazione di un braccio e l'operazione agli occhi a causa dello scoppio dell'ordigno che maneggiava. Impossibile quindi, in tempi brevi, poterlo interrogare.
Lo ha spiegato il difensore dell'uomo, l'avvocato Leonardo Pedone, dopo che il gip si è presentato in ospedale per l'interrogatorio di convalida che non è avvenuto in quanto Game non ha potuto rispondere ad alcuna domanda.
"E' in coma farmacologico" si è limitato a dire il gip all'uscita dal Fatebenefratelli. E lo stesso ha detto il legale del libico aggiungendo che il suo assistito "è bendato e
intubato" e che il giudice ha tenuto l'udienza di convalida e ha differito l'interrogatorio a una data da definirsi.
Nell'ambito delle indagini sul caso, sono state fermate anche altre due persone - un egiziano, Kol Abdel Hady Abdelazim Mahmoud, e un libico, Israfel Mohammed Imbaeya - perché sospettati di complicità.
A indagati contestato fine terroristico
Nella richiesta di convalida dell'arresto di Mohamed Game, l'attentatore e dei fermi dei suoi due presunti complici, la procura di Milano contesta l'aggravante della finalità del terrorismo. A quanto si è appreso, l'aggravante è riferita all'imputazione di detenzione, porto abusivo e fabbricazione di ordigni esplosivi a carico dei tre, che devono rispondere anche di concorso in strage.
Game aveva a disposizione 120 kg di ammonio
Secondo quanto ricostruito finora dalle indagini, Game avrebbe avuto a disposizione 120 chilogrammi di nitrato d'ammonio, combinabili con altre sostanze per creare ordigni
esplosivi. Quaranta chili di nitrato sono stati ritrovati dagli investigatori nell'appartamento-laboratorio di via Gulli, nella disponibilità di Game e dell'egiziano Abdel Hady Kol. Sarebbe invece stato trovato sempre nello stesso appartamento un sacco vuoto che conteneva nitrato che è stato fatto esplodere per alcune prove da parte di Game.
Sul desktop una foto di Bin Laden
A quanto si è appreso, il libico Game stava pianificando l'attentato alla caserma da tempo e gli investigatori sono al lavoro sui computer degli indagati e sui tabulati telefonici per avere un quadro più chiaro sulla possibilità che il gruppo stesse progettando altre azioni. La moglie di Game avrebbe riferito agli investigatori che suo marito nel desktop del suo computer aveva una foto di Osama Bin Laden.
"Game lavorò ad altri ordigni"
Simili a quello usato a caserma Milano
Mohamed Game, l'attentatore libico di Milano che ha tentato di farsi "martire" davanti alla caserma Santa Barbara e i suoi due complici avrebbero tentato più volte di confezionare un ordigno come quello che poi è esploso in piazzale Perrucchetti. E' quanto è filtrato da fonti investigative che hanno spiegato che Game aveva acquistato 120 chili di nitrato d'ammonio mentre nell'appartamento di via Gulli ne sono stati trovati solo 40.
Da quanto è stato spiegato la differenza non significa che ci sono altri 80 chili nascosti in qualche luogo ma che gran parte della sostanza chimica sarebbe stata distrutta nei tentativi di confezionamento dell'ordigno. Molti di questi dubbi dovrebbero venire chiariti nell'interrogatorio che Game dovrà sostenere in ospedale, davanti agli inquirenti.
Game verrà interrogato dal gip Franco Cantù Rajnoldi all'ospedale Fatebenefratelli dove è ricoverato in gravi condizioni. Se non ci dovessero essere le condizioni, in quanto impossibilitato a rispondere, il giudice dovrebbe procedere comunque alla convalida dell'arresto, in quanto scadono i termini, e dovrebbe poi fare un nuovo interrogatorio quando le condizioni dell'attentatore saranno migliorate.
Il gip Cantù Rajnoldi domani dovrà inoltre interrogare per la convalida del fermo e la richiesta di custodia cautelare in carcere gli altri due complici finiti in carcere l'altra notte, cioè l'egiziano Mahmoud Kol e il libico Imbaeya Israfel. Tutti sono accusati di detenzione, fabbricazione e porto di esplosivi e di strage. Gli inquirenti stanno inoltre valutando se contestare l'associazione per delinquere finalizzata al terrorismo.
Maroni: "A Milano attacco kamikaze"
"Strage evitata per difetto bomba"
"Per le modalità dell'azione l'attentatore che ha colpito la caserma di Milano si può considerare compatibile con la figura del kamikaze". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, al termine del comitato nazionale dell'ordine e della sicurezza, sottolineando che "gli effetti dell'azione non sono stati devastanti soltanto per un difetto di confezionamento dell'ordigno". Oggi interrogatorio di convalida dell'arresto per Game.
"Esploso solo un decimo del materiale"
Il ministro ha aggiunto che la bomba artigianale usata contro la caserma di Milano conteneva 5 chilogrammi di esplosivo, di cui però solo un decimo del materiale è esploso. "Se fossero esplosi tutti e cinque i chili di esplosivo - ha sottolineato Maroni - l'attentatore sarebbe certamente morto, così come anche il militare che gli stava di fronte e i danni sarebbero stati enormi. Per fortuna - ha illustrato - il materiale utilizzato non era idoneo". L'uomo aveva conservato lo scontrino del materiale che aveva comprato per fabbricare l'esplosivo.
"Gruppo fai-da te o realtà più strutturata? Non lo sappiamo"
In questo momento gli investigatori non sono in grado di stabilire se l'attentato provenisse da un'organizzazione "fai-da te o di una realtà più strutturata" ha affermato Maroni. Forse, però, "'sarebbe più pericoloso se non ci fosse un collegamento con organizzazioni, perché si tratterebbe di persone che compiono azioni autonomamente ispirandosi ad un progetto di tipo jihadista e potrebbero essere tante, e difficilmente controllabili. Se fosse così dovremmo sviluppare strumenti di investigazione diversi da quelli usati finora". L'attentatore, ha ricordato Maroni, "si trovava in Italia da dieci anni, aveva la tessera dei servizi della Regione Lombardia, non era una fanatico arrivato pochi giorni fa dall'Afghanistan per farsi saltare contro una caserma a Milano. Era in qualche modo integrato nella società milanese e questo accresce la preoccupazione".
"Controlli su prodotti esplosivi"
Dopo l'attentato sarà disposto un maggiore controllo sulla vendita dei precursori degli esplosivi. Il ministro ha spiegato che "è stato usato nitrato d'ammonio, un prodotto molto comune in agricoltura. Il gruppo ne ha acquistati 120 chili, una quantità modesta se si considera il tipo di utilizzo in campo agricolo". Pertanto, ha aggiunto, "sarà fatta una valutazione a 360° sulla possibilità di prevenire queste azioni anche regolamentando la vendita dei prodotti precursori".
"Massima attenzione"
"L'attenzione è massima e saranno promosse azioni per monitorare e prevenire attentati del genere" ha dichiarato il ministro dell'Interno parlando di "moderata preoccupazione". "C'è - ha proseguito il ministro - un monitoraggio molto alto sulle organizzazioni che fanno capo ad Al Qaeda; da ora ci sarà anche attenzione alle situazioni di piccoli gruppi o singoli slegati da organizzazioni strutturate".
"L'uomo ha citato missioni all'estero"
Maroni ha riferito anche che l'attentatore ha pronunciato frasi in arabo al momento dell'esplosione, poi in ambulanza ha parlato in italiano e ha fatto riferimento alle missioni militari all'estero. "Quindi - ha dedotto il ministro - quanto ha fatto è collegabile all'intenzione di dare un segnale contro le missioni all'estero".
"Ci saranno sviluppi"
Al termine del suo intervento Roberto Maroni ha affermato che "ci sono numerosi spunti investigativi, anche da parte della polizia postale e credo che ci saranno sviluppi interessanti".
Kamikaze contro caserma a Milano
Strage sfiorata, ferito l'attentatore
Per la prima volta un aspirante kamikaze ha colpito anche in Italia: a Milano, davanti alla caserma Santa Barbara di piazzale Perrucchetti. Per fortuna l'attentato è fallito: l'uomo, un 35enne libico, ci ha rimesso una mano, e un soldato di guardia è rimasto lievemente ferito. Ma per gli investigatori il suo non era un semplice atto dimostrativo: l'intenzione era quella di far esplodere la bomba dentro la caserma, provocando una strage.
L'attentatore è arrivato a piedi e ha atteso che il pesante portone della carraia della caserma si aprisse per far entrare la Punto bianca di un soldato. A quel punto, tra le 7.45 e le 7.50, quasi correndo, si è infilato nell'ingresso ma è stato immediatamente bloccato da uno dei militari di guardia, che gli si è parato davanti intimandogli l'alt e puntando il fucile mitragliatore. Allora, dopo aver urlato alcune frasi presumibilmente prima in italiano e poi in arabo, l'uomo, Mohamed Game, ha fatto detonare l'esplosivo che portava con sé in una cassetta degli attrezzi in metallo.
Un forte boato, seguito da una colonna di fumo grigio che quando si è diradata ha svelato l'attentatore seduto a terra, con il braccio destro parzialmente tranciato e il viso, parzialmente dilaniato, ricoperto di sangue. Il militare che lo ha bloccato, il 20enne caporale Guido La Veneziana del primo reggimento Trasmissioni, è stato colpito di striscio da una scheggia allo zigomo destro. L'attentatore, rimasto a terra sotto il tiro degli AR7090 (il fucile-mitragliatore in dotazione all'esercito) dei soldati che temevano potesse far deflagrare un secondo ordigno, gridava di dolore invocando i soccorsi, che sono arrivati poco dopo con l'intervento dell'equipaggio di una Volante e di quello di una ambulanza del 118. L'uomo è stato trasportato in codice rosso all'ospedale Fatebenefratelli, dove si trova in prognosi riservata ma non a rischio della vita. Nessun danno alla struttura militare, nemmeno alla guardiola con il vetro blindato a pochi metri dalla quale l'uomo ha fatto esplodere l'ordigno.
Nato in Libia nel 1974, dal 2003 Mohamed Game è regolarmente residente in Italia e domiciliato a poco distanza dalla caserma, in via Matteo Civitali a Milano, dove convive con una donna italiana di 39 anni e ha tre figli minorenni. Piuttosto corpulento, di professione è elettricista ma in questo periodo non lavora, è incensurato ma ha alle spalle un piccolo episodio di ricettazione che non è però passato in giudicato. Un signor nessuno per le forze dell'ordine, mai entrato in alcuna inchiesta condotta dalle forze antiterrorismo. Un signor nessuno che però, con quei due chili di miscela artigianale a base di nitrato, esplosi solo in parte forse per un difetto dell'innesco dell'ordigno, avrebbe potuto causare una strage: erano almeno una decina i militari nel raggio della bomba, senza considerare le auto dei militari in fila per entrare in caserma per l'alzabandiera delle 8 e il corpo di guardia che si trova a a fianco della carraia. Oltre naturalmente al traffico intenso lungo via Chinotto, che collega due grosse arterie d'ingresso a Milano come via Novara e via Forze Armate.
Sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Armando Spataro, le indagini sono svolte congiuntamente dalla Digos della Questura di Milano e dal Ros dei carabinieri che da questa mattina stanno ascoltando i testimoni, tra cui sei soldati che hanno assistito all'attentato e la compagna di Game ( che si è detta incredula dell'accaduto), e stanno visionando i filmati delle telecamere a circuito chiuso della caserma. Poi arriveranno i rapporti degli artificieri e della Scientifica della polizia, che hanno compiuto un sopralluogo di oltre quattro ore. L'uomo è ora in stato di arresto per detenzione porto e fabbricazione di esplosivo e sotto inchiesta per tentata strage.
L'unica caserma operativa di Milano
La "Santa Barbara" è oggi l'unica caserma "operativa" del capoluogo lombardo e qui sono di stanza il Primo Reggimento Trasmissioni e il Reggimento di artiglieria a cavallo. Un battaglione del primo si trova in Afghanistan, mentre il secondo è rientrato quest'estate dalla missione in Libano. A capo della caserma c'è il colonnello Valentino De Simone, comandante anche dell'operazione "Strade sicure" e cioè del dispiegamento dei soldati a presidio degli obiettivi sensibili milanesi e del loro impiego nel pattugliamento delle "zone calde" della metropoli insieme con le forze dell'ordine.
Insomma, un obbiettivo simbolicamente importante per il primo aspirante kamikaze italiano, che si può supporre avesse intenzione di raggiungere il piazzale della caserma che in quei minuti si stava riempiendo di soldati in attesa della cerimonia dell'alzabandiera. Per farlo però, Game avrebbe dovuto fare altri 60 metri circa e riuscire a superare altri due cancelli chiusi: un'impresa oggetivamente impossibile.
Secondo il sindaco di Milano, Letizia Moratti, che in tarda mattinata si è recata alla caserma per portare la solidarietà della città, "al colonnello De Simone era stata segnalata la necessità di estendere ulteriori precauzioni per la caserma", e non ha escluso la possibilità che l'attentatore sia "una persona con problemi". Nel corso di una conferenza stampa, il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro ha invece negato che "sia mai arrivata una notizia da qualsiasi fonte preannunciante progetti di attentato ai danni della caserma di piazzale Perrucchetti", smentendo poi che l'attentatore abbia pronunciato la frase "via dall'Afghanistan" poco prima di far detonare l'ordigno, e che al libico sia stato trovato un biglietto ferroviario Napoli-Milano con la data di ieri. Da parte sua il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato, ha sostenuto che l'imam di viale Jenner, dove Game andava a pregare, "crea kamikaze": "La struttura di viale Jenner - ha affermato - è guidata da personaggi come il portavoce Abdel Shaari e l'imam Abu Imad. L'attività di quest'ultimo era quella di fare il lavaggio del cervello dei frequentatori di viale Jenner per trasformarli in kamikaze".